Pandemia e decarbonizzazione

In un contesto caratterizzato da una crescita altalenante, la decarbonizzazione rimane un trend di crescita strutturale potente e prezioso per gli investitori.

2020 M05 26

10 minuti

Graeme Baker
Deirdre Cooper
In un contesto caratterizzato da una crescita altalenante, la decarbonizzazione rimane un trend di crescita strutturale potente e prezioso per gli investitori.

In breve

  • Con la presentazione del suo “Piano per la ripresa dell’Europa” da 1.850 miliardi di euro, l’Unione Europea ha posto il rapido passaggio a un’economia più sostenibile e a basse emissioni di carbonio al centro della sua strategia di stimolo post pandemia.
  • L’annuncio dell’Europa riconosce che il mondo abbia ancora un enorme compito da svolgere per passare dall’attuale economia insostenibile a un’economia basata su energia e trasporti meno inquinanti, una produzione industriale più efficiente ed edifici a più alta efficienza energetica.
  • I prodotti e i servizi di alcune aziende saranno cruciali per consentire tale transizione, pertanto la crescita di queste ultime sarà supportata per anni da un sostegno strutturale, il che potrebbe rivelarsi un’ancora di salvezza per gli investitori in un contesto di crescita non uniforme.
  • Il coronavirus non ha cambiato la direzione del trend di crescita strutturale della “decarbonizzazione”, ma le attuali condizioni di mercato sono tutt’altro che normali. Di seguito vengono presentate nove questioni che gli investitori attenti al clima farebbero bene a monitorare in un mondo post pandemia.
  1. La decarbonizzazione è sia una questione urgente sia un fattore di crescita strutturale

    La percezione che il coronavirus, con tutti i suoi effetti devastanti, stia contribuendo ad affrontare la crisi climatica non è solo sbagliata ma anche pericolosa. Le emissioni globali di carbonio potrebbero diminuire del 5% quest’anno, con un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi decenni, ma riprenderanno la loro traiettoria precedente non appena l’economia sarà in grado di recuperare.

    Le ultime ricerche indicano che il cambiamento climatico colpirà l’umanità “più duramente, più ampiamente e prima di quanto si creda”1,2. Trasformare il modo in cui produciamo e consumiamo rimane l’unica soluzione per evitare un’altra tragedia globale, con enormi perdite di vite umane e mezzi di sostentamento.

    La decarbonizzazione può essere rinviata nel breve periodo, ma non osserviamo alcun cambiamento nei fattori di crescita a medio e lungo termine di alcune società sulle tre strade che conducono verso un’economia più sostenibile e a basse emissioni di carbonio: energie rinnovabili, elettrificazione ed efficienza delle risorse. Non esistono molti esempi di crescita azionaria che includano la “sopravvivenza umana” tra i loro fattori trainanti.

    Figura 1: Emissioni globali previste di CO2 da combustibili fossili nel 2020

    Projected global CO2 emissions from fossil fuels in 2020

    Fonte: Breakthrough Institute and GS

  2. Potrebbe verificarsi un’altra congiunzione astrale di “crescita”

    Di solito non ci addentriamo nel dibattito “growth vs. value”, ma per gli investitori azionari che si chiedono dove posizionarsi all’interno dell’asset class può essere interessante notare che spesso si ritiene che i titoli growth tendano a sovraperformare quando i tassi di interesse sono bassi e quando avviene un importante cambiamento tecnologico. Dal momento che dopo la pandemia si prospetta un lungo periodo di tassi bassi e che la decarbonizzazione è sicuramente un’innovazione tecnologica, è meglio optare per un portafoglio azionario orientato ai titoli growth.

    Figura 2: Tre strade per un futuro a basso impatto di carbonio

    The three pathways to a low-carbon future

    Fonte: Ninety One

  3. È bene sfruttare il potenziale di diversificazione della decarbonizzazione

    Grazie alla pubblicazione dei primi risultati sugli utili dopo lo scoppio della pandemia, stiamo imparando a conoscere meglio le società presenti nel nostro universo di decarbonizzazione, o perlomeno stiamo testando le nostre ipotesi in extremis. Da tempo sosteniamo che una delle caratteristiche utili della decarbonizzazione come tema d’investimento sia quella di comprendere un gruppo estremamente diversificato di società in vari settori e regioni: da sviluppatori di energia eolica a società di logistica, software, biotecnologie e molto altro.

    I benefici di tale diversificazione si sono resi evidenti durante l’ondata globale di vendite di azioni del primo trimestre del 2020. Il settore dei servizi di pubblica utilità, solitamente difensivo e su cui siamo sovrappesati rispetto agli indici azionari generali, dal momento che deteniamo una serie di fornitori leader di energie rinnovabili, hanno svolto il loro ruolo di mitigatori del rischio, compensando in termini relativi di benchmark i pesanti cali delle società esposte ciclicamente, come quelle dell’automotive (deteniamo diverse società tecnologiche che stanno provvedendo al passaggio a trasporti elettrificati e, in ultima analisi, a guida autonoma).

    All’interno dell’universo della decarbonizzazione, ci sono buone opportunità per distribuire il rischio, ma la diversificazione non avviene per caso: cercarla e gestirla attivamente è fortemente consigliabile per qualsiasi portafoglio di decarbonizzazione, data l’incertezza sulle prospettive economiche a breve termine.

    Figura 3: Scomposizione della strategia Global Environment di Ninety One

    Ninety One Global Environment strategy breakdown

    Il portafoglio può variare considerevolmente in un breve periodo di tempo.
    Fonte: Ninety One 31 marzo 2020. Dati basati su un fondo comune all’interno della strategia e non disponibili a livello del composito.

  4. Le società sono più forti questa volta, ma rimaniamo concentrati

    La strategia Global Environment di Ninety One è stata lanciata nel 2018, ma in qualità di gestori di portafoglio deteniamo da tempo molte delle società che ne fanno parte. Abbiamo vissuto con loro la crisi finanziaria globale del 2008 e possiamo affermare che i loro ultimi risultati indicano una maggiore forza rispetto ad allora (oltre al fatto che, avendole detenute durante l’ultima grande crisi, siamo in grado di modellare scenari di ribasso molto realistici).

    Il dato è confortante, ma come McKinsey ha ben riassunto, una cosa che il coronavirus e il cambiamento climatico hanno in comune è il fatto di essere “entrambi moltiplicatori di rischio, in quanto evidenziano e aggravano le vulnerabilità finora non testate dei sistemi finanziari e sanitari e dell’economia reale”³. Quindi, pur prevedendo una ripresa nel corso dell’anno, riteniamo rischioso escludere ulteriori impatti non ancora previsti della pandemia. Pertanto sosteniamo più che mai un approccio attivo e selettivo agli investimenti in opportunità growth legate alla decarbonizzazione, che si concentri su società di qualità con vantaggi competitivi e posizioni di mercato forti e difendibili.

  5. È importante monitorare la regolamentazione, altro fattore trainante per la decarbonizzazione

    La politica del governo ha un’influenza fondamentale su dove, come e quanto velocemente la decarbonizzazione determinerà la crescita economica, quindi è bene che gli investitori in cerca di società che ne trarranno beneficio le monitorino attentamente. Nel complesso, non abbiamo dubbi sul fatto che la politica continuerà a sostenere la transizione energetica, nonostante i ritardi a breve termine, ma la pandemia modifica chiaramente le priorità politiche nazionali, i bilanci e i contesti politici. Alcuni di questi cambiamenti potrebbero notevolmente stimolare le società esposte alla decarbonizzazione, altri potrebbero creare difficoltà, soprattutto a quelle con bilanci più deboli e meno vantaggi competitivi. Anche in questo caso, prediligiamo un approccio selettivo focalizzato su società di qualità.

  6. Il piano per la ripresa dell’Europa post pandemia stimolerà i settori della decarbonizzazione

    In Europa la politica chiave alla base dell’accelerazione della transizione energetica è il Green Deal, ora riproposto con un ulteriore scopo, ossia quello di stimolare la ripresa dopo la pandemia mobilitando capitali pubblici e privati verso tutte le tre strade volte a ridurre le emissione di carbonio. Tra le altre aree, porterà investimenti significativi nell’energia pulita, nell’efficienza energetica degli edifici, nel trasporto più pulito e nella gestione dei rifiuti.

    Il Presidente del Consiglio europeo ritiene il Green Deal “essenziale come strategia di crescita inclusiva e sostenibile”. In un’Europa che lotta per la crescita, una politica fiscale incentrata sulla decarbonizzazione è vista come una leva fondamentale per la ripresa post Covid poiché crea una grande opportunità per le società esposte alla transizione energetica e, a nostro parere, anche per gli investitori.

    Panoramica del Green Deal / piano per la ripresa dell’UE

    1. Massiccia ondata di ristrutturazioni di edifici e infrastrutture nonché un’economia più circolare, con conseguenti posti di lavoro a livello locale.
    2. Realizzazione di progetti incentrati sulle energie rinnovabili, in particolare eolica e solare, nonché avvio di un’economia dell’idrogeno in Europa.
    3. Trasporti e logistica più puliti, compresa l’installazione di 1 milione di punti di ricarica per veicoli elettrici e un impulso ai viaggi su rotaia e alla mobilità pulita nelle città e nelle regioni.
    4. Rafforzamento del Just Transition Fund per sostenere la riqualificazione, aiutando le imprese a creare nuove opportunità economiche.

    Fonte: Commissione europea

  7. Il caso statunitense è ancora meno prevedibile

    Sotto l’amministrazione Trump, l’effetto della politica climatica statunitense è sempre stato difficile da valutare, data l’eterogeneità delle posizioni ambientali a livello federale e statale, e il divario tra la retorica e l’impatto sul mondo reale, illustrato dal continuo declino del carbone statunitense nonostante tutti i discorsi iniziali dell’attuale presidenza sull’intenzione di salvarne l’industria (un promemoria del fatto che la decarbonizzazione sta avvenendo indipendentemente dalla politica, anche se quest’ultima ne modella il corso). Mentre i primi pacchetti di stimolo statunitensi non hanno offerto nulla ai settori ambientali, quelli futuri potrebbero farlo.

    L’incognita determinata dal coronavirus riguarda l’influenza che la gestione della pandemia da parte dell’attuale amministrazione potrebbe avere sull’esito delle elezioni presidenziali di novembre. Finora, la crisi sembra aver aumentato le probabilità di una vittoria democratica, che potrebbe persino essere schiacciante, risultando estremamente positivo per le imprese esposte alla decarbonizzazione.

  8. La Cina rappresenta un’altra questione politica, la cui soluzione potrebbe risiedere nei “tassi di interesse”

    La necessità di stimoli fiscali offre l’opportunità di accelerare la crescita delle nove industrie strategiche della Cina, che comprendono diversi settori di decarbonizzazione: veicoli a nuova energia, energie rinnovabili nonché tecnologie ambientali ed efficienti dal punto di vista energetico. Tuttavia, a oggi Pechino ha introdotto solo piccole misure a sostegno di tecnologie più pulite, ad es. un sussidio per i veicoli elettrici che scadrà quest’estate è stato prorogato di due anni.

    Per il futuro la direzione della politica cinese è difficile da prevedere, ma abbiamo sempre ritenuto che, una volta che il costo della produzione di energia rinnovabile fosse risultato inferiore al carbone, la politica cinese sulle energie pulite avrebbe notevolmente accelerato. L’andamento dei tassi d’interesse è il principale fattore trainante di tale punto di svolta poiché prestiti più economici aiutano più i settori dell’energia pulita che quelli ad alta intensità di carbonio. Dato l’allentamento monetario (vedi grafico) e tassi che si prospettano più bassi più a lungo, tale punto di svolta sembra essere imminente.

    Figura 4: Prime rate per i prestiti in Cina

    China loan prime rate

    Fonte: People’s Bank of China; Investing.com

  9. Le tendenze nell’economia delle energie pulite continuano, ma le dinamiche competitive possono cambiare

    Dai delfini che nuotano nei limpidi canali veneziani agli elefanti che si ubriacano di vino di mais in un villaggio cinese, la pandemia ha generato un’enorme quantità di notizie false. Tra queste vi è il commento che il petrolio a basso costo farà deragliare la transizione verso l’energia pulita. Ebbene, non è così, soprattutto perché il petrolio non è comunemente usato per produrre elettricità. Come per altri combustibili fossili, in molte parti del mondo le energie rinnovabili costano già molto meno del carbone e del gas, tanto che le variazioni dei prezzi di questi ultimi influiscono ben poco.

    La pandemia e il crollo del petrolio non hanno alterato la direzione verso il basso delle curve dei costi delle tecnologie pulite, né il ritmo del cambiamento tecnologico che le sta determinando. Dall’elettricità rinnovabile ai veicoli elettrici e molto altro ancora, la tecnologia di decarbonizzazione diventa sempre più competitiva a livello di costi.

    Un effetto della pandemia, però, potrebbe essere quello di aumentare la durata del periodo in cui i leader del settore ambientale saranno in grado di sostenere un vantaggio competitivo. Questo perché, data la mancanza di liquidità, le aziende che arrancano faranno fatica a investire abbastanza in ricerca e sviluppo per recuperare il ritardo, in particolarmente nella catena di fornitura dei veicoli elettrici. Anche in questo caso si tratta di un approccio di investimento concentrato, il migliore della categoria.

    Figura 5: Costo dell’energia livellato (USD/KWh)

    Levelised cost of energy (USD/KWh)

    Fonte: IRENA; i dati si riferiscono alle tecnologie di produzione di energia rinnovabile su scala mondiale

Investire nella decarbonizzazione durante e dopo la pandemia

In un contesto caratterizzato da una crescita altalenante, la decarbonizzazione rimane un trend di crescita strutturale potente e prezioso per gli investitori. Il coronavirus non ha cambiato questa situazione, ma ha generato opportunità e sfide per gli investitori che cercano di sfruttarla. Considerazioni principali:

  • In Europa, in particolare, i programmi di stimolo post pandemia andranno a beneficio delle società esposte alla decarbonizzazione, ma è necessario monitorare attentamente la politica.
  • Le società che si impegnano per l’ambiente sono generalmente più forti rispetto al crollo del 2008, ma l’incertezza economica e politica richiede un approccio di investimento selettivo, il migliore della categoria.
  • I risultati aziendali del primo trimestre 2020 evidenziano che, come tema di investimento, la decarbonizzazione offre utili opportunità di diversificazione, anche in mercati molto volatili.
  • Permane la tendenza che vede le tecnologie pulite diventare sempre più competitive in termini di costi, ma le dinamiche competitive all’interno dei settori ambientali possono cambiare, a vantaggio delle aziende leader.

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Rischi generali

Il valore degli investimenti e il reddito eventualmente generato possono diminuire o aumentare. Le performance passate non sono un indicatore affidabile di risultati futuri.

Rischi specifici

A livello geografico / settoriale: gli investimenti possono essere concentrati soprattutto in Paesi, aree geografiche e/o in settori industriali specifici. Il valore risultante può quindi diminuire, mentre i portafogli con investimenti più diversificati possono crescere. Cambi: le oscillazioni del valore relativo di valute diverse possono incidere negativamente sul valore degli investimenti e sugli eventuali redditi correlati. Investimento azionario: il valore dei titoli di capitale (ad esempio le azioni) e degli investimenti assimilabili può variare in base agli utili societari e alle prospettive future della società, oltreché a fattori di mercato più generali. In caso di insolvenza di una società (ad esempio per fallimento), i titolari del suo capitale sono gli ultimi ad essere liquidati da tale società. Portafoglio concentrato: Il portafoglio investe in un numero relativamente ridotto di singoli titoli. Ciò può determinare maggiori oscillazioni di valore rispetto ai portafogli con investimenti più diversificati. Investimenti correlati alle materie prime: I prezzi delle materie prime possono essere estremamente volatili e non si escludono perdite significative.

1. https://www.theguardian.com/environment/2020/may/05/one-billion-people-will-live-in-insufferable-heat-within-50-years-study
2. https://www.pnas.org/content/early/2020/04/28/1910114117
3. https://www.mckinsey.com/business-functions/sustainability/our-insights/addressing-climate-change-in-a-post-pandemicworld? cid=other-eml-alt-mip-mck&hlkid=b165b5c6094c49018c7db340901e1cd9&hctky=9951632&hdpid=50056e1f-1960-4ae3-b9a3- ff33b5ea692e

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